Addirittura pare che in dieci minuti abbia riavuto la sua memoria perduta. Si tratta di una scoperta casuale, ma come tutte le più importanti della storia questo non conta. Conta che potrebbe essere talmente rivoluzionaria da finire sui libri di scuola. E subito ha captato l’attenzione della pubblicazione “Journal of Neuroinflammation”. Ovviamente nella comunità medica e scientifica non si parla d’altro: come sempre accade in questi casi ci si divide tra chi scoppia di entusiasmo per una scoperta che potrebbe avere del miracoloso e che predica prudenza con una punta di scetticismo per una procedura poco ortodossa.
Il professor Stefano Cappa, preside della Facoltà di Psicologia dell'Università Vita-Salute San Raffaele è uno di quelli che predica prudenza e si approccia con occhio critico alla notizia: Il primo dato che suggerisce cautela è costituito dal fatto che stiamo parlando di un caso singolo. In questi casi l'elemento della suggestione può costituire un ruolo decisivo. Inoltre nel caso del paziente inglese la malattia era nella fase iniziale, nella quale è comune un progressivo declino della capacità mnemonica ma spesso intervallato da una serie di fluttuazioni. Addirittura nel caso fossero troppo frequenti e durature si potrebbe dubitare di trattarsi di fronte a un vero e proprio caso di demenza da Alzheimer.
Inoltre, l'articolo della Bbc che riporta la notizia nulla dice a proposito della durata della memoria riconquistata. Quanto tempo è durato l’effetto? E’ stato duraturo o momentaneo? Spiega il professor Cappa: “E' giusto comunque approfondire questo filone di ricerca, iniziato per altro già da tempo, in cui si cerca di contrastare la patologia trattando l'aspetto infiammatorio dell'Alzheimer, reazione a sua volta del processo degenerativo. Questo indirizzo ultimamente è stato deludente, ma ciò non significa che non valga la pena insistere e qualsiasi strada, a proposito di una patologia così grave, va percorsa”.
L'Etanercep è un farmaco usato per curare l’artrite reumatoide, disturbo osseo fino ad oggi curato con antinfiammatori o immunosoppressivi, con la capacità di agire anche sul cosiddetto fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-alfa). La chitochina è infatti un elemento che può svolgere un ruolo importante nei processi infiammatori. La sovrapproduzione può però danneggiare le cellule cerebrali. L'etanercep è comunque un farmaco già da tempo in commercio e non presenta particolari effetti collaterali.
Il morbo di Alzheimer è una demenza progressiva invalidante più frequente nel soggetto anziano ma che può manifestarsi anche prima dei cinquant'anni. Prende il nome dal suo scopritore, Alois Alzheimer.
La malattia o morbo di Alzheimer è oggi definito come quel «processo degenerativo che distrugge progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l'individuo che ne è affetto incapace di una vita normale». In Italia ne soffrono circa 800 mila persone, nel mondo 26,6 milioni secondo uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, Usa, con una netta prevalenza di donne.
Definita anche "demenza di Alzheimer", viene appunto catalogata tra le demenze essendo un deterioramento cognitivo cronico progressivo. Tra tutte le demenze quella di Alzheimer è la più comune rappresentando, a seconda della casistica l' 80-85% di tutti i casi di demenza.
Le persone affette iniziano con deficit di memoria quotidiana, dimenticandosi piccole cose, poi mano a mano il deficit aumenta e la perdita della memoria arriva a colpire anche la memoria episodica retrograda. Una persona colpita dal morbo può vivere anche una decina di anni dopo la diagnosi conclamata di malattia.
