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Bari, Punta Perotti: per Strasburgo illegale la confisca dei terreni



Il mese di aprile del 2006 fu particolarmente importante per Bari, poiché avvenne l’abbattimento dell’ecomostro di Punta Perotti. Ieri, un altro evento è destinato a rimanere ben impresso nella memoria dei baresi: la Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso la sua sentenza.


Bari, Punta Perotti: per Strasburgo illegale la confisca dei terreni

Il verdetto è stato secco: la confisca dei terreni di Punta Perotti è avvenuta illegalmente, specificando che da parte dello Stato “c'è stata una violazione dell'articolo 7 della Convenzione” e “dell'articolo 1 del Protocollo numero 1”. 

I giudici di Strasburgo, nel formulare la sentenza, hanno tenuto conto di molti elementi, tra cui la poco chiara vicenda relativa al rilascio della concessione edilizia.

“La confisca dei terreni e delle costruzioni oggetto della controversia di cui erano proprietari i ricorrenti – si legge nel dispositivo - costituisce un'ingerenza nel godimento del loro diritto al rispetto dei beni. La Corte constata che l'infrazione in base a cui è stata inflitta ai ricorrenti la confisca non aveva base legale ai sensi della Convenzione e la sanzione inflitta ai ricorrenti era arbitraria”.

Il problema ancora irrisolto dell’affaire Punta Perotti rimane sempre, e comunque, il rilascio delle autorizzazioni.

In merito all’operato dell’amministrazione comunale, si legge che essa “si è comportata come se tutto fosse regolare. Tuttavia il suo comportamento non sarebbe stato trasparente e conforme alle norme di buona amministrazione”.

La Corte europea conferma ciò che venne già rilevato dalla Corte di Cassazione italiana, vale a dire l’assoluzione dei costruttori di Punta Perotti “per aver commesso un errore inevitabile e scusabile nell'interpretare le disposizioni di legge regionali, essendo queste oscure e mal formulate”. 

Nella sentenza dei giudici di Strasburgo si legge, infatti, che all’epoca dei fatti “le leggi in materia di confisca in Italia non erano chiare e quindi non permettevano di prevedere l'eventuale sanzione”.

La sentenza ha inoltre stabilito che alle società “Sud Fondi”, “Iema” e “Mabar”, che si sono rivolte alla Corte di Strasburgo nel 2001, venga riconosciuto un indennizzo pari a 40mila euro ciascuna, rispettivamente 30mila per le spese processuali e 10mila per i danni morali.

Nei giorni precedenti alla sentenza, il sindaco di Bari Michele Emiliano aveva precisato come il Comune non rischiasse nulla, aggiungendo che l’amministrazione sarebbe “pronta a una forma di transizione con gli imprenditori qualora il governo ce ne desse la possibilità cambiando la legge”. 

Entrando poi nel merito della vicenda, il primo cittadino del capoluogo pugliese ha inoltre difeso la condotta del suo predecessore Simeone Di Cagno Abbrescia: “La nostra impostazione giuridica è la stessa della precedente amministrazione di centrodestra che, a fine mandato, deliberò lo stanziamento fondi per l' abbattimento e il non utilizzo dell' immobile a fini pubblici. Se c' è stata una differenza rispetto a loro, è che noi ci abbiamo creduto di più”.


Donato Capozzi

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