Nei giorni seguenti l’intervento chirurgico, la signora ha cominciato ad avvertire i sintomi di quella che si sarebbe rivelata essere una fascite necrotizzante (una forma particolare e rara di infiammazione degli strati profondi della pelle e dei tessuti – fonte Wikipedia).
In seguito a questa grave infezione, la donna è rimasta cieca, un motivo sufficientemente grave da indurla a sporgere denuncia nei confronti di Camillo Pignata, il chirurgo plastico napoletano che effettuò l’operazione.
Il pm, nella sua ricostruzione dell’accaduto ha fatto riferimento a una “concatenazione di sciatterie”, ritenendo inoltre che “tutti hanno cagionato un danno di gravità incalcolabile: la signora è rimasta definitivamente cieca e nulla potrà modificare questa disgrazia incolmabile”.
Nonostante si trattasse di fascite necrotizzante, lo stesso chirurgo plastico ne sottovalutò la portata, indirizzando la donna dalla dottoressa Chiara Ceriani, gastroenterologa e quindi “priva delle competenze specifiche”, la quale a sua volta somministrò alla donna una cura errata.
Altrettanto inadeguato fu l’intervento del dottor Gian Paolo Verdi, oculista, che le diede una cura antibiotica, ma per quest’ultimo è stata archiviata la posizione, alla pari del direttore sanitario reo, per l’accusa, di aver acconsentito all’utilizzo di una sala operatoria non idonea.
Il direttore sanitario, inoltre, non avrebbe poi imposto un protocollo farmacologico “che avesse evitato l'evento dannoso per la paziente”.
Alla fine, il processo a carico degli imputati si è concluso con la condanna a un anno di reclusione per Camillo Pignata e Chiara Ceriani, oltre al risarcimento dei danni quantificato in circa 400mila euro.
Donato Capozzi
