Pranzare in un ristorante situato in una zona prettamente turistica della città eterna di certo non è economico, ma cosa avranno mai mangiato i due giapponesi per arrivare a quella cifra? Per il titolare Franco Fioravanti, per niente stupito del conto, i due giapponesini “non si sono trattenuti”. Avrebbero addirittura scelto il pesce dalla vetrina per poi consultare il menù e dare conferma al cameriere. Tutte portate particolari secondo il ristoratore: “hanno voluto diversi tipi di antipasti, funghi porcini, ostriche con il tartufo, cotte in due maniere diverse, gli scampi più grandi che avevamo e poi hanno scelto aragoste da 2 chilogrammi e 1 chilo e mezzo di spigola. Se si ordina cibo per cinque persone, anche il conto sarà per cinque”. Come il signor Fioravanti ha giustificato la mancia di 115,20 euro? “La mancia è facoltativa, possono darla o meno. Loro non hanno detto niente e così nel conto c’è anche quella”. Resta comunque molto dispiaciuto per l’accaduto: “I due giapponesi mi hanno denunciato senza dirmi niente, se si fossero lamentati al momento del conto, gli avrei fatto lo sconto”.
Le cose sarebbero andate invece diversamente secondo la coppia che, prima di rivolgersi alla polizia, ha tentato invano di protestare. Inoltre, dai controlli degli agenti, è emerso che i prezzi praticati ai due “speciali” clienti non erano quelli del menù che vanno dai 45 ai 65 euro, bevande escluse. Dal conto “indiscutibile” del ristoratore invece risultano 208 euro per due primi, 142 euro di antipasti, 82,50 euro per i secondi di pesce, 108 euro per il vino, 31 per la frutta, 3 euro per l’acqua e 5 euro di coperto. Un conto che è costato caro allo stesso ristorante dal momento che la polizia, giacché c’era, ha chiesto anche il controllo sanitario del Servizio igiene alimenti e nutrizione della Asl di Roma in seguito al quale è stata disposta la chiusura per gravi carenze igienico sanitarie.
La sventura dei due turisti, secondo il presidente della commissione Turismo e moda del Comune di Roma Alessandro Tannini, “è purtroppo diventata consuetudine in alcuni esercizi pubblici della città”. Ci sarebbero molti ristoratori il cui comportamento scorretto danneggia l’immagine di Roma all’estero e, continua Tannini, “molti commercianti sono onesti e ospitali nei confronti del turista straniero, ma per pochi disonesti a rimetterci è tutta la categoria”.
Pina D’Errico
