I due rapirono Jaycee a South Lake Tahoe, in California, il 10 giugno 1991 e poi si trasferirono ad Antioch, San Francisco, e le cambiarono il nome in Allissa. Per gli investigatori, la Dugard è stata costretta ad anni di schiavitù in un capanno nascosto dietro un appartamento di Antioch: si trovava in un cortile dentro a un altro cortile, raggiungibile solo attraverso una serie di teloni. Qui la donna, insieme ai due figli, che ora hanno 11 e 15 anni, ha usufruito di una baracca e di una doccia rudimentale; e come lei, anche i piccoli sono stati in netto isolamento dal resto del mondo: non sono mai andati a scuola e non sono mai stati visitati da un dottore.
Secondo una prima ricostruzione fornita dalla polizia, la ragazza è riapparsa quando a Garrido è stato imposto di presentarsi in commissariato, a Concord, a seguito di una segnalazione sospetta contro di lui: martedì era stato fermato per un controllo dalla sicurezza dell'università di Berkeley mentre distribuiva opuscoli religiosi; e da questa verifica sono emersi i suoi precedenti penali per violenza sessuale, ed è stato scoperto che si trovava in libertà vigilata. L’uomo si è così presentato dalla polizia accompagnato dalla “moglie” Dugard, presentata con il nome di Alissa, insieme ai suoi due bambini. Ma qualcosa è andato storto e quando l’interrogatorio è diventato più serrato, la ragazza ha confessato: il suo nome era Jaycee Dugard. Al momento, le indagini sono ancora in corso; e la polizia, nel corso di una perquisizione nell’abitazione dell’uomo, ha ritrovato l’automobile con cui la piccola era stata rapita anni prima.
Elisabetta Paladini
