
Nel 2008, spiega il rapporto, le aree adibite a verde risultavano pari a 96,3 metri quadrati per abitante, valore stabile dal 2004, ma in diminuzione rispetto al 2003, che contava 94,1m2 per abitante. Quindi si può affermare che dal 2003 non c'è stato un incremento delle aree verdi urbane. Esistono delle eccezioni come Venezia, Catania e Reggio Calabria. La prima ha registrato un incremento di zone attrezzate a verde di 8,7 m2, la città siciliana del 4,7 e Reggio registra un aumento del 4,8 m2.
La capitale risulta essere il nostro fiore all'occhiello. anche se è la prima città italiana a superare la media nazionale, 131,7 m2, soffre una diminuzione di 8 m2 per abitante. È importante precisare che l'elaborazione dei dati si calcola attraverso un rapporto tra la superficie dei comuni attrezzata a verde e la popolazione residente. La ricerca precisa come la poca presenza di zone "green" incida pesantemente sulla salute.
Come? Il verde influenza la salute mentale e fisica dei residenti. I parchi, per esempio, possono tenere a bada il clima adempiendo, quindi, a una funzione regolatrice quando ci si trova in presenza di sbalzi di temperature come le grandi ondate di caldo. Filtrano e puliscono l'aria, attenuano i rumori e le vibrazioni riducendo così anche l'inquinamento acustico derivante dalle grandi città. Il verde stimola la creatività della popolazione, per esempio crea la possibilità di curare il fisico con attività sportiva, combattendo in questo modo il sovrappeso.
L'Italia deve fare ancora molto in questo senso. Le bandierine "nere" vengono affidate a molte città, indistintamente tra Nord e Sud: Messina, Bari, Trieste e Milano. Queste ultime registrano una disponibilità di verde pari a 20 m2 per abitante. A tutto questo si aggiunge anche il fattore dell'inquinamento atmosferico, altra piaga delle nostre città. A nulla è servito il blocco delle auto in alcune aree metropolitane. Questo metodo ha dimostrato che non può produrre risultati a lungo termine.
Basti pensare che in alcune città come Messina e Napoli si registra un aumento del Pm10 del +300% per la prima e del +187,2% per la seconda, con un impatto spaventoso e preoccupante sulla salute degli abitanti. Bisogna quindi trovare delle strade alternative sia nella cura del verde e sia nella ricerca di nuove politiche di incentivazione delle energie così dette "pulite". È arrivato il momento di iniziare a progettare in maniera diversa le nostre città, tenendo ben presente dei fattori indispensabili, come acqua, aria, energia, rifiuti, rumore, trasporti e verde urbano. Così la salute sarà protetta e adeguatamente soddisfatta.
Angela G.Rubino
La capitale risulta essere il nostro fiore all'occhiello. anche se è la prima città italiana a superare la media nazionale, 131,7 m2, soffre una diminuzione di 8 m2 per abitante. È importante precisare che l'elaborazione dei dati si calcola attraverso un rapporto tra la superficie dei comuni attrezzata a verde e la popolazione residente. La ricerca precisa come la poca presenza di zone "green" incida pesantemente sulla salute.
Come? Il verde influenza la salute mentale e fisica dei residenti. I parchi, per esempio, possono tenere a bada il clima adempiendo, quindi, a una funzione regolatrice quando ci si trova in presenza di sbalzi di temperature come le grandi ondate di caldo. Filtrano e puliscono l'aria, attenuano i rumori e le vibrazioni riducendo così anche l'inquinamento acustico derivante dalle grandi città. Il verde stimola la creatività della popolazione, per esempio crea la possibilità di curare il fisico con attività sportiva, combattendo in questo modo il sovrappeso.
L'Italia deve fare ancora molto in questo senso. Le bandierine "nere" vengono affidate a molte città, indistintamente tra Nord e Sud: Messina, Bari, Trieste e Milano. Queste ultime registrano una disponibilità di verde pari a 20 m2 per abitante. A tutto questo si aggiunge anche il fattore dell'inquinamento atmosferico, altra piaga delle nostre città. A nulla è servito il blocco delle auto in alcune aree metropolitane. Questo metodo ha dimostrato che non può produrre risultati a lungo termine.
Basti pensare che in alcune città come Messina e Napoli si registra un aumento del Pm10 del +300% per la prima e del +187,2% per la seconda, con un impatto spaventoso e preoccupante sulla salute degli abitanti. Bisogna quindi trovare delle strade alternative sia nella cura del verde e sia nella ricerca di nuove politiche di incentivazione delle energie così dette "pulite". È arrivato il momento di iniziare a progettare in maniera diversa le nostre città, tenendo ben presente dei fattori indispensabili, come acqua, aria, energia, rifiuti, rumore, trasporti e verde urbano. Così la salute sarà protetta e adeguatamente soddisfatta.
Angela G.Rubino
