
Ebbene tra la fine del 2009 e le prime settimane del 2010, presso i Centri antiveleni italiani, sono giunte ben 50 segnalazioni in un mese, tra dicembre e gennaio, per intossicazioni dovute all’aver ingerito il farmaco. In alcuni casi è stata ingerita una bustina intera di farmaco diluita in un bicchiere d’acqua; in altri le donne hanno persino diluito 1-2 bustine in un litro d’acqua (come da istruzioni), e ne hanno bevuto una parte prima di sentirsi male. Insomma, altro che lavanda: è stato un vero avvelenamento.
Per fortuna i sintomi delle pazienti non sono stati preoccupanti: si manifestavano, in forma lieve, fenomeni gastroenterici, stordimento, vertigini, parestesie agli arti e allucinazioni. Niente di più.
Tuttavia è stato davvero sorprendente notare come la maggior parte della donne sia riuscita a riceve un messaggio pubblicitario distorto. Chissà forse sarà stata un po’ per la somiglianza del nome con il noto colluttorio, oppure perché molti prodotti da assumere per bocca hanno una confezione molto simile. Ma sicuramente mai nessuno avrebbe pensato che si sarebbe potuti arrivare a tanto.
Da qui, l’allarme all’agenzia italiana del farmaco che si è messa in moto, contattando la casa produttrice della lavanda, il Tantum rosa, che ha immediatamente modificato lo spot pubblicitario, sottolineando nello spot l’uso esterno. E malgrado ad oggi i casi siano comunque diminuiti, il livello è ancora alto. A tal proposito l’Aifa consiglia almeno di cambiare il colore del farmaco, in un nero o un blu, per evitare ulteriori errori.
Elisabetta Paladini
