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        <title>Barimia :: Articolo</title>
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        <lastBuildDate>Mon, 06 Sep 2010 20:50:07 +0100</lastBuildDate>
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        <category>Article</category>
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            <title>Alzheimer, guarire in 10 min con un&amp;#039;iniezione di Etanercep?</title>
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            <description><![CDATA[Categoria: Attualità Nazionale<br />Sommario: <p align="justify"><font face="Arial"><font face="Verdana" size="3">Si chiama Etanercep, e potrebbe essere il rimedio alla drammatica realt&agrave; dell&rsquo;Alzheimer. In dieci minuti. L&rsquo;Etanercep &egrave; un farmaco comunemente utilizzato per curare l&rsquo;artrite reumatoide. Ma un medico ottantenne inglese l&rsquo;ha provato e i risultati sono stati miracolosi. Il signore britannico era affetto da una lieve forma di Alzheimer, ma a sentire moglie e figlio i risultati sono stati lo stesso clamorosi. Il paziente affetto da demenza si &egrave; sottoposto a una serie di iniezioni del farmaco direttamente nel midollo spinale e ha iniziato ad avere subito una serie di miglioramenti clamorosi.</font> </font></p><p align="justify"><font face="Verdana" size="3">Addirittura pare che in dieci minuti abbia riavuto la sua memoria perduta. Si tratta di una scoperta casuale, ma come tutte le pi&ugrave; importanti della storia questo non conta. Conta che potrebbe essere talmente rivoluzionaria da finire sui libri di scuola. E subito ha captato l&rsquo;attenzione della pubblicazione &ldquo;Journal of Neuroinflammation&rdquo;. Ovviamente nella comunit&agrave; medica e scientifica non si parla d&rsquo;altro: come sempre accade in questi casi ci si divide tra chi scoppia di entusiasmo per una scoperta che potrebbe avere del miracoloso e che predica prudenza con una punta di scetticismo per una procedura poco ortodossa.</font></p><br /><p align="justify"><font face="Verdana" size="3">Il professor Stefano Cappa, preside della Facolt&agrave; di Psicologia dell'Universit&agrave; Vita-Salute San Raffaele &egrave; uno di quelli che predica prudenza e si approccia con occhio critico alla notizia: Il primo dato che suggerisce cautela &egrave; costituito dal fatto che stiamo parlando di un caso singolo. In questi casi l'elemento della suggestione pu&ograve; costituire un ruolo decisivo. Inoltre nel caso del paziente inglese la malattia era nella fase iniziale, nella quale &egrave; comune un progressivo declino della capacit&agrave; mnemonica ma spesso intervallato da una serie di fluttuazioni. Addirittura nel caso fossero troppo frequenti e durature si potrebbe dubitare di trattarsi di fronte a un vero e proprio caso di demenza da Alzheimer. </font></p><br /><p align="justify"><font face="Verdana" size="3">Inoltre, l'articolo della Bbc che riporta la notizia nulla dice a proposito della durata della memoria riconquistata. Quanto tempo &egrave; durato l&rsquo;effetto? E&rsquo; stato duraturo o momentaneo?&nbsp; Spiega il professor Cappa: &ldquo;E' giusto comunque approfondire questo filone di ricerca, iniziato per altro gi&agrave; da tempo, in cui si cerca di contrastare la patologia trattando l'aspetto infiammatorio dell'Alzheimer, reazione a sua volta del processo degenerativo. Questo indirizzo ultimamente &egrave; stato deludente, ma ci&ograve; non significa che non valga la pena insistere e qualsiasi strada, a proposito di una patologia cos&igrave; grave, va percorsa&rdquo;. </font></p><br /><p align="justify"><font face="Verdana" size="3">L'Etanercep &egrave; un farmaco usato per curare l&rsquo;artrite reumatoide, disturbo osseo fino ad oggi curato con antinfiammatori o immunosoppressivi, con la capacit&agrave; di agire anche sul cosiddetto fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-alfa). La chitochina &egrave; infatti un elemento che pu&ograve; svolgere un ruolo importante nei processi infiammatori. La sovrapproduzione pu&ograve; per&ograve; danneggiare le cellule cerebrali. L'etanercep &egrave; comunque un farmaco gi&agrave; da tempo in commercio e non presenta particolari effetti collaterali. </font></p><br /><p align="justify"><font face="Verdana" size="3">Il morbo di Alzheimer &egrave; una demenza progressiva invalidante pi&ugrave; frequente nel soggetto anziano ma che pu&ograve; manifestarsi anche prima dei cinquant'anni. Prende il nome dal suo scopritore, Alois Alzheimer.</font></p><br /><p align="justify"><font face="Verdana" size="3">La malattia o morbo di Alzheimer &egrave; oggi definito come quel &laquo;processo degenerativo che distrugge progressivamente le cellule cerebrali, rendendo a poco a poco l'individuo che ne &egrave; affetto incapace di una vita normale&raquo;. In Italia ne soffrono circa 800 mila persone, nel mondo 26,6 milioni secondo uno studio della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, Usa, con una netta prevalenza di donne.</font></p><br /><p align="justify"><font face="Verdana" size="3">Definita anche "demenza di Alzheimer", viene appunto catalogata tra le demenze essendo un deterioramento cognitivo cronico progressivo. Tra tutte le demenze quella di Alzheimer &egrave; la pi&ugrave; comune rappresentando, a seconda della casistica l' 80-85% di tutti i casi di demenza.</font></p><br /><p align="justify"><font face="Arial"><font size="3"><font face="Verdana">Le persone affette iniziano con deficit di memoria quotidiana, dimenticandosi piccole cose, poi mano a mano il deficit aumenta e la perdita della memoria arriva a colpire anche la memoria episodica retrograda. Una persona colpita dal morbo pu&ograve; vivere anche una decina di anni dopo la diagnosi conclamata di malattia.</font><br /><br /></font></font></p><br />]]></description>
            <author>admin</author>
            <pubDate>Thu, 01 Jan 1970 00:00:00 +0100</pubDate>
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